"È una splendida mattinata di sole quella che ci accoglie al nostro arrivo all’Aquila. Sono passati sei mesi da quel terribile giorno che ha sconvolto la vita di questa città, e da quel momento abbiamo lavorato per cercare di sensibilizzare il mondo dello sport della nostra provincia, per dare il nostro piccolo contributo agli sportivi aquilani.
L’incontro con il Presidente del Coni Comitato Provinciale dell’Aquila Luciano Perazza doveva avvenire a Sassari, affinché egli potesse raccogliere l’abbraccio e l’incoraggiamento di tutti gli sportivi del nostro territorio, ma purtroppo il Presidente non è riuscito a ritagliarsi neanche una giornata libera. Troppi impegni, troppi problemi da risolvere. Problemi grandi davvero, e lo abbiamo capito. Così siamo qua noi.
Non appena abbandoniamo l’autostrada per entrare a L’Aquila il traffico si paralizza. Avanziamo a fatica. In realtà le macchine che provano a districarsi tra gli ingorghi non sono molte, ma, ci spiegheranno dopo, tutti gli accessi al centro città sono bloccati per motivi di sicurezza e questo rende difficilissima la circolazione. A complicare le cose ci si mette il continuo via vai di camion e mezzi operativi che si spostano tra i cantieri. È la città che cerca di reagire, di rinascere.
Qualche centinaio di metri dopo, all’interno del centro abitato, ci appare una delle tante tendopoli allestite dalla Protezione Civile, vigilata all’ingresso da due camionette dei Carabinieri. Passiamo davanti al campo della gloriosa squadra de L’Aquila Rugby: anche lì, una spianata di tende. Stesso panorama nel prato verde prospiciente alla bellissima basilica di Santa Maria di Collemaggio, danneggiata anch’essa e coperta dai teloni. Sono passati sei mesi ma tantissimi aquilani vivono ancora così, e l’inverno è alle porte.
Arriviamo all’albergo designato al primo incontro informale, e ad attenderci troviamo il Presidente Perazza che ci accoglie con un abbraccio forte, commosso, denso di significati. Ci siamo sentiti tante volte in questi mesi, conosciamo la sua storia recente, fatta di due appartamenti crollati, del lavoro di una vita finito sotto le macerie, ma anche della fortuna di essere uscito vivo dal secondo piano di una palazzina di cui erano crollate le scale, bloccando il portone principale, unica via verso la salvezza, mentre nella palazzina di fronte perdevano la vita 26 persone.
Parlare di sport in queste circostanze non era facile. Ma Luciano Perazza, già dalla prima telefonata, a pochi giorni dal sisma, ha accolto la nostra iniziativa con grande senso di gratitudine, e con la voglia di provare a risollevarsi. “Ci date una grande forza” ci disse allora. E oggi il suo calore e quello del suo staff ci fa capire quanto, quel poco che siamo riusciti a fare, sia per loro importante, importantissimo.
L’albergo dove ci troviamo ha qualcosa di strano, di inusuale, di stonato, e mentre ci apprestiamo a raggiungere la sala dove è allestito un frugale rinfresco capisco cos’è. Le facce che incontriamo non sono quelle di turisti in visita di piacere, e dai terrazzi si intravedono i panni stesi ad asciugare. Non ci sono ospiti in questo albergo, come in nessuna delle altre strutture ricettive della città, ma solo sfollati o maestranze delle tante imprese che collaborano ai lavori di ricostruzione.
Ci comunicano che il programma della nostra visita sarà fortemente condizionato dalla contemporanea presenza in città del premier Berlusconi che solo due giorni prima ha comunicato la decisione di consegnare proprio in quella giornata le prime 400 case in muratura alle famiglie sfollate. Nonostante ciò il sindaco ha deciso di confermare l’incontro con noi, che si terrà di lì a poco nella caserma della Guardia di Finanza, teatro del summit del G8 tenuto lo scorso luglio.
La sala dove ci aspetta il primo cittadino è annessa alla sede operativa della Protezione Civile, un open-space enorme, con più di duecento postazioni di lavoro, e durante la breve anticamera, prima che annuncino il nostro arrivo, possiamo renderci conto della febbrile attività di funzionari e addetti, sicuramente influenzata dalla presenza di Bertolaso e dall’imminente arrivo del capo del governo.
Il sindaco Massimo Cialente ci accoglie con lo stesso calore e la stessa gratitudine riservataci dagli amici del Coni. Con familiarità ci parla della nonna sassarese, del momento di grandissima difficoltà che sta affrontando, di quanto sarà importante il nostro aiuto per le società che fino ad oggi sono andate avanti grazie ai piccoli sponsor, aziende locali che oggi purtroppo sono scomparse. Gli dico che la nostra è una goccia nel mare, ma mi interrompe dicendomi che proprio da quella goccia, proprio dallo sport lui vuole partire per ricreare quel tessuto sociale che è stato sconvolto dagli effetti del sisma. Veniamo interrotti dall’arrivo dell’ambasciatore olandese. Il sindaco si scusa, ci presenta l’ambasciatore e ci chiede dieci minuti di interruzione.
Quando rientriamo nella sala della Protezione Civile il fermento è ai massimi livelli, i telefonini squillano all’impazzata, tra le postazioni non si cammina, si corre. Berlusconi è arrivato, sta per entrare nella caserma con il suo entourage. Riteniamo che la nostra visita sia finita, ma il sindaco, congedato l’ambasciatore, ci richiama dentro. Il Presidente Gian Nicola Montalbano gli chiede notizie sulla ricostruzione, sulle prospettive future, sugli effetti del G8 di luglio; il sindaco è un fiume in piena. Ci racconta dell’incontro con Obama, delle promesse dei giapponesi, dei francesi, e delle tante delegazioni incontrate, che però con il passare dei mesi si ridimensionano sempre più. Ci parla della paura, dopo la grande solidarietà iniziale, di essere abbandonati.
Ci congederà ben oltre l’orario stabilito.
Il pomeriggio lo dedichiamo ad una passeggiata al centro dell’Aquila, o almeno nell’unica strada, riaperta di recente, che porta alla Piazza del Duomo, il cuore del centro storico dell’Aquila.
Lo scenario è surreale. Tutto si è fermato alle 3.32 di quel maledetto 6 aprile. Le vetrine dei negozi con ancora i saldi di fine inverno, le locandine dei cinema, le pubblicità di eventi mai realizzati. In una vetrina leggo: ”QUESTO ESERCIZIO RIMARRA’ CHIUSO MARTEDI’ 14 APRILE”. Purtroppo rimarrà chiuso per chissà quanto tempo ancora.
La strada che ci conduce alla piazza è transennata da ambo i lati. Le vie che si affacciano su di essa sono deserte, ancora piene di macerie. In qualcuna di esse lavorano degli operai, ma la maggior parte sono ancora chiuse. Troppo pericolose per mandarci qualcuno, anche solo a sgomberarle dai detriti.
È impressionante vedere questa città fantasma. Luciano Perazza racconta di essere riuscito solo qualche giorno fa ad ottenere l’assistenza dei vigili del fuoco per recuperare almeno una piccola parte di ciò che è rimasto tra le mura pericolanti del suo appartamento; ma la maggior parte degli aquilani non ha più niente. Non una fotografia, non un documento, non un ricordo della vita passata.
Oggi il governo ha consegnato le prime case e forse per fine anno nessuno sarà più in tenda, ma andiamo via con la convinzione che a questa gente è stata strappata una parte della loro vita, e nei loro sguardi e nelle loro parole leggiamo un grande dolore, quasi uno stordimento; eppure, al contempo, c'è tanta voglia di reagire, di rialzarsi. Anche grazie al nostro piccolo aiuto.
Prima di lasciare la città ci concediamo un caffè in una di quelle tante casette di legno che oggi ospitano qualche piccolo negozio, o uno studio professionale o magari appunto un bar come quello che scegliamo per il nostro commiato.
Nel tavolino di fianco al nostro, Luciano Perazza saluta un amico. Si alzano, si abbracciano. “Come va?”, chiede Luciano, ”Come vuoi che vada” risponde l’amico, “aspettiamo”. “Sì, è vero”, lo congeda Luciano tornando al nostro tavolo. “Aspettiamo”."
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Ottobre 2009 18:45)





